Il termine deriva dalla voce inglese to stalk ed indica l’azione tipica del cacciatore, ovvero di chi si muove camminando di soppiatto e silenziosamente per tendere un agguato alla preda. In italiano ha una sua traduzione articolata e poco usata con i termini molestrie assillanti o sindrome del molestatore.  Il fenomeno ovviamente esiste da sempre tuttavia solo nel 1998 ha trovato una sua connotazione nella letteratura attraverso i lavori di Meloy J.Reid; nello stesso anno veniva emanata una legge negli Stati Uniti che puniva i comportamenti persecutori da parte di una persona nei confronti di un altro individuo. Sono quindi atteggiamenti prolungati nel tempo che ledono anche profondamente la libertà personale di chi li subisce. Si può passare da frequenti e assillanti telefonate a qualunque ora del giorno e della notte per giungere ad appostamenti presso gli ambienti di vita e di lavoro. Particolare rilevanza sta assumendo nell’ultimo periodo l’utilizzo di tecnologia informatica (sms, mail, furto di identità, divulgazione di foto via internet o Facebook) da parte degli stalker per perseguitare le proprie vittime, tanto che   è stato coniato il neologismo  cyberstalking per definire tale fenomeno. La vittima di tali persecuzioni palesa sindromi di ansia, insonnia, disturbi digestivi con conseguenti difficoltà di gestione dei rapporti negli ambiti familiari e lavorativi.   Nell’ordinamento giuridico italiano il reato di stalking è punibile con una pena variabile da un minimo di sei mesi ad un massimo di quattro anni, aumentabile di un terzo se tali azioni persecutorie sono commesse da persona precedentemente legata da vicolo affettivo o  dal coniuge legalmente separato o divorziato.