La violenza verbale è il primo segnale di violenza e non sempre è percepita come tale, poiché le abitudini espressive cambiano da luogo a luogo e da persona e persona, e in particolari contesti possono essere accettate forme di dialogo o di comunicazione che altrove non sarebbero accettate. Inoltre, vi sono livelli di confidenza diversi, frale persone, che sono alla base di comportamenti implicitamente tollerati dalle parti. Ma la violenza verbale tout court, senza fraintendimenti, è tuttavia presente e diffusa nella realtà italiana, dove assume sia forme dirette ed evidenti, quali insulti, litigi, contumelie, affronti, ingiurie, offese, insolenze, sia forme più sfumate, quali scherni, irrisioni, derisioni, denigrazioni, malignità, pettegolezzi, calunnie, illazioni, motteggi, beffe, canzonature, battute, burle, dicerie, maldicenze, diffamazioni, insinuazioni.

Ognuno di noi, molto probabilmente, è stato vittima (e forse autore) di violenza verbale ed è probabile che la risposta sia stata all’altezza dell’attacco, ovvero istintiva e di pari intensità.