Il termine gaslighting viene usato per definire una particolare e assai diffusa tecnica di manipolazione emotiva ed affettiva, messa in atto di solito da un uomo su una donna mediante una serie di azioni all’apparenza (e inizialmente) protettive e suadenti, ma che hanno l’obiettivo subdolo e nascosto di minare a poco a poco la sicurezza dell’altra persona, ridurne l’autostima, farla sentire inferiore e in colpa, se non addirittura instabile mentalmente. La parola prende spunto dal film di George Cukor Gaslight (in italiano Angoscia), del 1944, in cui un marito tenta di portare gradualmente alla follia sua moglie per ottenerne l’eredità.

 

I comportamenti di controllo, i gesti protettivi, le attenzioni esagerate, le effusioni parossistiche e al limite del credibile,  le dichiarazioni di appartenenza totali (e perciò stesso manipolative) esistono sin dal primo minuto. Bisogna essere estremamente attenti, in quella fase di fragilità emotiva chiamata innamoramento, a non concedere abitudini affettive contenenti caratteri coercitivi (“Se mi ami devi darmi la password della tua mail…”).

Questi sistemi di controllo e di possesso producono una pressione costante nella mente del manipolatore. Quando la vittima si rende conto della manipolazione e pretende un superamento di quello stato, ecco che può scattare la violenza. Saper riconoscere fin dall’inizio un gaslighter è fondamentale. Infatti, il gaslighter è munito di notevoli doti relazionali, è brillante, colto, affettuoso, capace di gesti eleganti e di vischiose quanto ipnotiche danze di seduzione.